L’ira di Erdogan non si placa: in Turchia sono stati sospesi 6500 docenti dal loro incarico, mentre un rettore è stato arrestato. Intanto Amnesty International lancia l’allarme e all’estero cresce la paura
ASIA-La collera di Erdogan non si placa: in Turchia sono stati sospesi ancora 6500 docenti dal loro incarico, mentre proseguono le sospensioni e gli arresti anche per giudici e dipendenti pubblici.
Arrestato anche un rettore universitario, mentre si fanno sempre più insistenti le voci delle torture perpetrate ai danni dei dissidenti o presunti tali. Le manette sono scattate anche per altri due giudici della Corte Costituzionale turca.
Turchia, Amnesty International lancia l’allarme
Le purghe in Turchia non sono passate inosservate agli occhi di Amnesty International, che in un comunicato stampa ha denunciato che le autorità turche stanno attuando una repressione su larga scala dopo il fallito golpe.
Oltre agli impiegati pubblici e ai docenti, un giro di vite è stato dato anche ai media e ai giornalisti, tra i quali ci sono quelli che avevano criticato il Governo. Ben 20 siti di informazione sono stati censurati, mentre sono stati cancellati i tesserini di 34 giornalisti e un cronista è stato arrestato per aver raccontato il golpe.
Intanto la paura cresce anche all’estero: su Facebook si stanno moltiplicando le ricerche dei “traditori” e molti turchi che vivono al di fuori della nazione d’origine temono per la propria vita “Qui siamo al sicuro, ma cosa accadrà se torneremo a trovare i nostri parenti in Turchia? Là ci possono arrestare, o persino peggio.”
































