Canton Ticino: RSI licenzia, ma il Diavolo…

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CANTON TICINO-Due pesi, due misure? A quanto pare sì, almeno tra le file del PS: nonostante negli scorsi giorni sia esploso un ennesimo scandalo nel mondo del lavoro, soprattutto per i metodi usati dalla RSI per licenziare 18 dei suoi dipendenti, la rivista satirica Il Diavolo tace.

Ma veniamo ai fatti: il 27 gennaio 2015 i dirigenti della televisione della Svizzera Italiana convocano con mezz’ora di preavviso i 18 dipendenti che hanno deciso di licenziare. I media ticinesi descrivono inoltre il metodo, davvero discutibile, con cui questi licenziamenti vengono attuati: non solo trenta minuti di preavviso, ma pare che i collaboratori della RSI siano stati trattati alla pari dei peggiori delinquenti, con blocchi istantanei dei loro account di posta elettronica, “marce” negli uffici per ritirare i loro effetti personali e sicurezza che li ha letteralmente messi davanti alla porta della ex azienda.

Canton Ticino: licenziamenti fuorilegge alla RSI, ma si tace

I licenziamenti alla RSI, anche se attesi a causa dell’annuncio di alcuni tagli nel mese di novembre 2015, si sono svolti in modo irregolare: secondo quanto previsto dalla legge del lavoro attualmente in vigore, nel caso si decida di licenziare un dipendente, sono infatti previsti 3 mesi di preavviso.Su questa vicenda sono intervenute anche diverse voci, provenienti non solo dal mondo della politica ma anche del giornalismo (è il caso di Prisca Dindo), che hanno denunciato il comportamento ambiguo de Il Diavolo, la rivista satirica sempre pronta a sparare sugli avversari del PS e sui cittadini che ritiene minacciosi o leghisti, anche facendo uso di immagini sessiste e di espressioni offensive, ma che sui fatti di Comano tace. E tace anche il Gas, la pagina Facebook omonima del Diavolo, che oggi è pure “scesa in piazza” per difendere un membro del PS, un rapper che ha composto una canzone molto violenta contro la polizia.